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Belino,16-17 Febbraio 2006…Ispirato dalle architetture neogotiche in Vetrometallo e dalla bella ragazza che cammina con me.
La grande cattedrale di vetro mi guardava...Dall'alto come fanno gli uccelli ma non con la stessa umiltà.
Mi squadrava fisso e le sue forme taglienti parevano non curarsi della volta celeste;
Era la, impassibile, secolare ed immobile ma moderna al tempo stesso,austera la facciata con le sue grandi vetrate.
Ed era una porta su cielo e come un' estranea divinità posatasi su quel suolo piatto moltiplicava luci cittadine.
Dei corvi si annidavano nelle sue nicchie...ne facevano parte.L' idolo spiccava alla vista con il suo vetro-metallo e si inondava di vanità,le sue fondamenta raggiungevano il buio persistente delle profondità della terra.
Mi guardava fisso e bucava il cielo.Il Sole ne era intimorito e se ne stava in disparte all'inizio...poi ne fu sempre più attratto si avvicinava.
Ma non voleva farsi sorprendere così per vederla aspettava lo zenith, quando la poteva osservare da molto in alto.
In quel momento della giornata la cattedrale era come inondata di luce e ghiaccio...era grata al Sole,gli era grata ma non voleva che lui lo sapesse.
Il Sole era il mezzo che permetteva al vetro-metallo della costruzione di disperdere miliardi di raggi di luce in direzioni diverse,meravigliando la popolazione e per attrarre i corvi, suoi unici amici.Ma il colosso di vetro era pieno di orgoglio e non si alzava nemmeno a guardare e compiacere l'astro lucente.Al tramonto la grande struttura prendeva fuoco e baluginava nello spazio terso, la gente si fermava estasiata a guardare lo spettacolo di innumerevoli colori e sfumature folgoranti.La grande cattedrale non rivolgeva però alcun ringraziamento al Sole che ormai calava sotto l'orizzonte
La cattedrale lucente si spense prima del previsto...il sole era tramontato stizzito e stanco.Aveva lasciato tutto alle tenebre.
L' edificio da immensa divinità materica divenne meno di nulla.I corvi falsi fuggirono annoiati,la gente tornò nelle proprie case finite le faccende di normale routine giornaliera.Ora era sola, sola nel buio.
Fu l'alba.
Ma nessun' uomo era sulla strada non c'era nulla.I colori riflessi e l'essenza stessa delle cose erano spariti con la luce.
Svanito anche l'entusiasmo delle persone che fondavano la loro esistenza su un'esperienza quasi del tutto visiva.
Il Sole aveva portato con se ogni cosa e per vendicarsi della sgarbata, cinica cattedrale ora non sorgeva.A questo pensava la cattedrale incatenata nel buio più denso, corvi l'avevano abbandonata da tempo ed il suo tempo non aveva più significato alcuno.
Poteva solamente rimuginare quello che per lei era stato un' atto sfrontato di vendetta da parte dell' astro...poteva solo ricordare il suo madornale errore di vanità.Una mano di uono toccò i basamenti dei giganteschi pilastri d'acciaio...Forse aveva qualcosa da dire...forse la voleva consolare...forse....
Ma la cattedrale riconobbe quel tocco consueto che già aveva sentito molte volte nel corso degli anni.Era l'uomo cieco...per lui nulla era cambiato.Per lui era un giorno come tuti gli altri...quasi.Alzò il capo, la cattedrale era gelata.Nella città la gente era chiusa a chiave nelle case, incredula e spaventata,
forzata alla prigionia dalle tenebre.
Quando l'uono cieco scosse la testa la campana più grande
suonò la mezza notte-giorno.
Andando incontro all assedio delle proprie paure
Inutile fare sentire toccare
Nascondere avidi suoni balordi
All interno del prorpio essere
Andarsene andarsene andarsene e respirare
Contorcersi sotto alle proprie paure e morire
Contorcersi vivi potenti senza respirare
Mi affaccio alle porte del cuore in ansia dirompente
Mi affaccio vivo potente senza respirare.....